Il clima non è un’opinione: perché la scienza smentisce il negazionismo geo-astronomico

Il clima non è un’opinione: perché la scienza smentisce il negazionismo geo-astronomico

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Negli ultimi tempi il dibattito pubblico sul cambiamento climatico ha registrato il ritorno di vecchie tesi scettiche. Sulle pagine di alcune testate nazionali, voci isolate — tra cui esponenti del mondo della geologia e storici bastian contrari della chimica come Franco Battaglia — sono tornate ad attribuire il riscaldamento globale esclusivamente a cause naturali, astronomiche o solari, negando l’origine prevalentemente antropica del fenomeno. Si tratta di argomentazioni suggestive, che tuttavia crollano davanti a un fondamentale errore di scala temporale, alle rigide leggi della fisica nucleare e alle regole stesse della comunità scientifica.

Nessuno scienziato nega che la Terra risponda a cicli cosmici. Nel suo movimento intorno al Sole, il nostro pianeta è governato dai cosiddetti Cicli di Milanković, che ne determinano le grandi ere glaciali e interglaciali. Sappiamo che l’eccentricità dell’orbita ellittica terrestre varia su un arco di circa 100mila anni con effetti lievi; sappiamo che l’inclinazione dell’asse di rotazione oscilla modificando la distribuzione dell’irraggiamento solare ogni 41mila anni; e sappiamo che la precessione degli equinozi compie il suo ciclo mediamente ogni 20mila anni.

Accanto ai cicli orbitali, l’altro grande cavallo di battaglia dei negazionisti è l’attività solare, in particolare il ciclo delle macchie solari. È noto che il Sole attraversa cicli di attività di circa 11 anni che influenzano l’irraggiamento. Tuttavia, i dati satellitari degli ultimi cinquant’anni mostrano una realtà incontestabile: mentre la temperatura globale della Terra ha subito un’impennata senza precedenti, l’attività solare è rimasta stabile o è addirittura leggermente diminuita. Se fosse il Sole il motore dell’attuale riscaldamento, l’intera atmosfera si starebbe scaldando; invece, osserviamo che la troposfera (lo strato più basso) si scalda, mentre la stratosfera (lo strato superiore) si raffredda. Questo è il comportamento tipico di una coperta che trattiene il calore dal basso: l’effetto serra, non l’irraggiamento solare.

Il punto nodale è il fattore tempo. I cicli astronomici operano su scale di millenni. L’attuale riscaldamento globale ha invece registrato un aumento di circa 1,2°C in appena due secoli, un battito di ciglia in termini geologici che coincide millimetricamente con la Rivoluzione Industriale. Per millenni la concentrazione di biossido di carbonio (CO_2) ha oscillato intorno alle 280 parti per milione (ppm). Oggi abbiamo superato le 420 ppm.

Per i più scettici, la chimica offre la “pistola fumante”: la prova del Carbonio-14

Questo isotopo radioattivo è presente nella materia vivente e nell’atmosfera recente, ma si dimezza ogni 5.730 anni. Il carbone, il petrolio e il gas naturale sono rimasti sepolti per centinaia di milioni di anni: tutto il loro Carbonio-14 è completamente decaduto. I combustibili fossili sono privi di Carbonio-14. Misurando la composizione dell’aria, gli scienziati registrano il cosiddetto Effetto Suess: la percentuale di Carbonio-14 nell’atmosfera diminuisce progressivamente mentre aumenta la  CO2 totale.

Questo “diluimento” dimostra matematicamente che l’anidride carbonica in eccesso proviene esattamente dalla combustione dei combustibili fossili.

Oggi oltre il 99% dei climatologi in tutto il mondo concorda sulla natura antropica del riscaldamento globale. Si tratta di un consenso pressoché unanime, maturato attraverso decenni di dati, modelli e verifiche sul campo. Eppure, assistiamo al fenomeno di fisici, chimici o geologi che, pur operando in campi totalmente diversi dalla climatologia, si arrogano il diritto di negare l’evidenza. Il dato più rilevante è metodologico: queste personalità firmano editoriali sui giornali o petizioni online, ma non hanno all’attivo alcun articolo sul cambiamento climatico pubblicato su riviste scientifiche internazionali soggette a peer-review (la revisione paritaria degli esperti del settore).

Nel mondo della scienza, un’opinione espressa su un quotidiano non ha alcun valore se non è supportata da dati sottoposti al severo vaglio della comunità scientifica. Chi oggi nega l’effetto serra antropico non sta proponendo un dibattito scientifico: sta semplicemente confondendo la divulgazione ideologica con la scienza dura, ignorando i dati e le regole stesse del metodo scientifico.

Il ciclo delle macchie solari mostra variazioni dell’attività magnetica e dell’irraggiamento della nostra stella, ma i dati satellitari evidenziano che l’attività solare è rimasta stabile o è diminuita mentre la temperatura globale aumentava. Inoltre, l’analisi della struttura verticale dell’atmosfera mostra un riscaldamento rapido della troposfera a fronte di un progressivo raffreddamento della stratosfera, confermando la firma termodinamica dell’effetto serra antropico piuttosto che un’origine solare del riscaldamento.


 

1 commento su “Il clima non è un’opinione: perché la scienza smentisce il negazionismo geo-astronomico ”

  1. Specchio RIUPA a Erasmo Venosi – da Coordinamento Politico Rete SPAC

    Professore, il tuo articolo sul clima chiude il cerchio aperto con i tuoi due segnali precedenti su fissione e fusione.

    Segnale 1 – fissione IV gen / SMR: “specchietto per le allodole”, costi astronomici, scorie irrisolte, fisica che non risponde a scadenze.
    Segnale 2 – fusione: “80 anni di ricerca, più veline che risultati concreti”, plasma e trizio irrisolti – da tua storia FB 10239426783161025 archiviata in https://retespac.it/membri/riupa/
    Segnale 3 – clima in questo articolo: Milanković 100k/41k/20k anni, solare 11 anni stabile in calo da satellite mentre troposfera sale e stratosfera scende, 280→420 ppm, C-14 ed Effetto Suess come pistola fumante fossile, 99% consenso ma zero peer-review dai negazionisti.

    Stesso metodo nei tre casi: errore di scala temporale, confusione tra editoriale e peer-review, veline vs dati.

    Come Rete SPAC prendiamo il tuo metodo e lo facciamo nostro per la Capitanata:
    – Sul nucleare abbiamo già pubblicato verifica in https://retespac.[STRIPPED 92 bytes] – distinguiamo CfD da costo totale, volume rifiuti da prestazione deposito, posizione attribuita da fatto accertato.
    – Sul territorio traduciamo in esistente e verificabile: agri-solare, idrogeno verde con UniFg, storage, decarbonizzazione agricoltura, tutela Parco Gargano – non reattori inesistenti né trivelle come pragmatismo.

    Ti specchiamo quindi non per ripeterti, ma per assumere il tuo criterio: niente opinione senza dato sottoposto a vaglio, niente pragmatismo senza dataset datato.

    Restiamo in attesa dei link ai post originali e delle tabelle con ipotesi per chiudere Entry 7g.

    — RIUPA / Coordinamento Politico Rete SPAC | STALO Az. Agr. Lauriola Michele | Segnale: Erasmo Venosi via isonev@libero.it

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