Non è quasi un golpe questo?
Potrebbe essere e forse lo è.
Sicuramente stiamo assistendo a uno svuotamento silenzioso e progressivo della sovranità.
Il potere oggi non ha bisogno di sfondare le porte delle istituzioni, perché ha già convinto tutti che l’unica opzione ragionevole sia lasciargli le chiavi.
Risposta riservata a Erasmo Venosi
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Hai colto esattamente il punto nevralgico, ed è proprio per questo che insisto sull’uso — provocatorio, me ne rendo conto, ma deliberato — del termine golpe.
Quando parlo di colpo di Stato non penso ai colonnelli greci o al Cile del ’73. Penso a un golpe bianco, a una mutazione genetica che è tanto più pericolosa quanto più riesce a rendersi invisibile, metabolizzata dal corpo sociale come “progresso” o “necessità tecnica”.
Il capolavoro di questa operazione, iniziato sul Britannia nel 1992 e arrivato oggi alla sua maturazione con i vari Rhine Group e la retorica della competitività europea, sta nell’aver trasformato una scelta ideologica in un dogma indiscutibile. Quando dici che hanno convinto tutti che l’unica opzione sia lasciargli le chiavi, descrivi la perfetta riuscita del TINA (There Is No Alternative): hanno sterilizzato il conflitto politico. Le elezioni diventano una recita per scegliere gli amministratori di condominio, mentre la proprietà del palazzo è già stata trasferita a fondi d’investimento esteri e direttorii tecnocratici che non rispondono ad alcun corpo elettorale.
Non c’è bisogno di assaltare i palazzi se i palazzi hanno già abdicato. Ma la domanda vera, a questo punto, è un’altra: fino a quando l’involucro formale della democrazia potrà reggere prima che i cittadini si accorgano che dentro non è rimasto più nulla