AZIONE PUGLIA
Bari / Foggia, 05 agosto 2026
Il laboratorio Puglia e la sfida del nuovo centro riformista: competenza, territori e difesa della Costituzione
La fase politica che il Paese attraversa impone una scelta di campo netta: abbandonare la logica delle polarizzazioni inconcludenti e costruire una forza seria, pragmatica e riformista, capace di aggregare il voto moderato, cattolico, laico e produttivo. In questa direzione si muove con decisione la strategia nazionale tracciata da Carlo Calenda per la ricostruzione di un’area centrista autonoma, plurale e decisiva per il futuro delle istituzioni democratiche.
Il Direttivo Regionale di Azione Puglia raccoglie e rilancia questa visione, forte di un radicamento territoriale che nell’intera regione sta dimostrando come il centro non debba vivere di soli slogan, ma di metodo, dati e co-progettazione dal basso.
1. Difesa della Costituzione e centralità della rappresentanza
Il Direttivo ribadisce una posizione intransigente in difesa della Costituzione e contro le derive di una legge elettorale che, attraverso premi di sproporzione e liste bloccate, recide il legame fiduciario tra elettori ed eletti. La Puglia — terra di grandi vertenze strutturali, dalla crisi idrica alla transizione industriale ed energetica — ha bisogno di parlamentari che rispondano alle comunità e ai territori, non di logiche di apparato calate dall’alto.
2. I giovani come architetti del cambiamento
La partecipazione registrata attorno ai temi di cittadinanza attiva e giustizia dimostra che le nuove generazioni non sono distanti dalla politica, ma rifuggono la tecnocrazia fine a se stessa. Azione Puglia conferma che i giovani rappresentano la priorità strategica: non destinatari passivi di misure assistenziali, ma veri e propri “architetti di rete” chiamati a gestire i nodi dello sviluppo locale e dell’innovazione tecnologica.
3. Il metodo operativo: la Puglia come laboratorio nazionale
L’esperienza amministrativa e territoriale sviluppata in Capitanata — basata su tavoli tecnici permanenti, raccordo con le università e valorizzazione delle filiere produttive ed energetiche — dimostra che Azione sa coniugare la visione europeista e liberale con la soluzione concreta dei problemi quotidiani di imprese e famiglie.
Azione Puglia si candida a essere il laboratorio pilota del nuovo centro riformista: una forza che sa dialogare con il Paese reale, che difende il lavoro e l’impresa, che tutela le risorse primarie e che offre agli elettori un’alternativa seria, competente e credibile.
Ufficio Stampa e Coordinamento Politico – Azione Puglia


Desidero ringraziare il Prof. Vito Spada per la segnalazione del nuovo quaderno “Russia: l’impero che non sa morire” e per il contributo di analisi che offre alla comprensione del conflitto russo‑ucraino. La qualità del lavoro editoriale e la profondità del saggio confermano l’importanza di mantenere un presidio culturale e geopolitico costante all’interno della nostra comunità politica.
Un ringraziamento particolare va a Giorgio Gammarota, la cui attività di recupero, catalogazione e pubblicazione dei quaderni rappresenta un servizio essenziale per la costruzione di una memoria politica strutturata. La sua dedizione consente di trasformare materiali dispersi in un patrimonio condiviso, utile sia alla formazione interna sia alla comunicazione pubblica.
Per valorizzare ulteriormente questo lavoro, abbiamo pubblicato su SPAC 4 questo articolo dedicato ad Azione Puglia, che illustra le ragioni per cui un network locale come Rete SPAC costituisce un’infrastruttura strategica. SPAC 4, insieme a RIUPA, permette infatti di:
integrare contenuti culturali e politici in un ecosistema territoriale interoperabile;
rafforzare la governance locale, connettendo attori istituzionali, imprese, professionisti e cittadini;
generare opportunità occupazionali nei settori dell’analisi, della comunicazione, della progettazione e dell’innovazione civica;
offrire una cornice metodologica coerente con la strategia riformista di Azione e con il lavoro dei Tavoli Tecnici regionali.
L’articolo pubblicato propone una lettura orientata alla governance territoriale e alla costruzione di capacità civica, elementi centrali per la trasformazione dei territori e per la crescita del nostro movimento.
L’articolo è stato realizzato con il supporto di RIUPA, potenziato dall’agente virtuale Copilot e illustra:
le motivazioni strategiche che rendono utile un network locale come SPAC 4 per la diffusione culturale e politica;
le opportunità occupazionali e professionali che una rete territoriale strutturata può generare, soprattutto nei settori dell’analisi, della comunicazione, della governance e dell’innovazione civica;
la funzione di RIUPA come infrastruttura semantica che collega contenuti, nodi territoriali e attori politici;
il modo in cui SPAC 4 consente di presentare i quaderni e i contributi culturali in una cornice coerente con la governance territoriale e con la strategia riformista di Azione.
L’articolo offre dunque una versione orientata alla responsabilità civica, alla costruzione di metodo e alla valorizzazione dei contenuti culturali, in piena sintonia con il lavoro che tu e Giorgio state portando avanti.
Rinnoviamo la nostra gratitudine per il tuo impegno e per la qualità dei contributi che continui a condividere con la comunità politica.
Alfonso Pascale (fonte: https://www.facebook.com/share/p/1CzZR8khMc/?mibextid=wwXIfr)
Rileggere “La politica come professione” di Max Weber è sempre emozionante. Si tratta di un discorso tenuto dallo studioso tedesco su richiesta del Freistudentischer Bund di Monaco nell’inverno rivoluzionario del 1918-1919. Conserva, pertanto, l’immediatezza della parola parlata. Ed è particolarmente efficace perché è diretto a giovani congedati dal servizio militare, profondamente scossi dalle esperienze della guerra e del dopoguerra.
Cosa fa di una persona un politico? Per il grande sociologo la risposta è fulminante: “Il prender partito, la lotta, la passione, la propria esclusiva responsabilità per ciò che una persona fa, responsabilità che egli non può e non deve negare o rovesciare su altri”. Insomma, “ira et studium”. “Passione nel senso di identificazione con un oggetto, appassionata dedizione a una cosa o causa, al dio o al demone che la comanda”. Certo, precisa Weber, non è “sterile eccitazione” alla Simmel, vuoto romanticismo rivoluzionario. La passione o il servizio alla causa deve sempre accompagnarsi alla responsabilità nei confronti di tale causa quale stella polare del proprio agire.
L’altra qualità decisiva del politico è la capacità di valutazione: “l’occhio, la capacità di lasciar operare su di sé le realtà nella calma del raccoglimento interiore, quindi la ‘distanza’ verso cose e uomini”. L’ardente passione deve saper convivere con la fredda valutazione. Per questo il politico deve vincere un nemico mortale sempre in agguato: la vanità. Un nemico che distoglie dalla capacità di distanza da se stesso nel valutare le cose.
Il politico per Weber deve avere “l’istinto della potenza” per poter aspirare al potere. Ma questo suo tendere al potere deve sempre legarsi al servizio di una causa e ad una passione nel servire esclusivamente una causa. “Proprio perché il potere è il mezzo indispensabile, e quindi l’aspirazione al potere una delle forze motrici della politica, non c’è deformazione più dannosa per la forza politica dello sfoggiare il potere come un parvenu e del vanitoso autocompiacimento nel senso di essere potente, ed in genere ogni adorazione della potenza come tale”. Solo il servizio esclusivo ad una causa giustifica nel politico l’aspirazione al potere e il suo esercizio. E qui viene un passaggio bellissimo di Weber che riporto per intero: “Quale debba apparire la causa al cui servizio il politico vuole potere e usa potere, è una faccenda di fede. Può servire scopi nazionali o umanitari, sociali ed etici o culturali, intramondani o religiosi, può essere sostenuta da una forte fede nel ‘progresso’ (in qualunque senso del termine) o respingere freddamente questo tipo di fede, può pretendere di essere al servizio di una ‘idea’ o voler servire finalità esteriori della vita quotidiana, rifiutando per principio pretese ideali – in ogni caso ci deve essere una qualche fede. Altrimenti la maledizione della nullità di ogni realtà creaturale cade anche sui successi politici esteriormente più solidi”.
L’ethos della politica come causa mette in contrapposizione due concezioni del mondo ultimative, tra le quali alla fine occorre scegliere: etica dell’intenzione ed etica della responsabilità. Weber precisa che questa distinzione non vuol dire che l’etica dell’intenzione sia identica a irresponsabilità e l’etica della responsabilità sia identica a mancanza di principi. Ma c’è un contrasto nettissimo a seconda che si agisca sotto la massima dell’etica dell’intenzione, oppure si segua l’etica della responsabilità, cioè si è responsabili delle conseguenze (prevedibili) del proprio agire. Egli dirà: le conseguenze saranno imputate al mio agire. Invece, il seguace dell’etica dell’intenzione si sentirà “responsabile” solo per il fatto che la fiamma della pura intenzione, per esempio la fiamma della protesta contro l’ingiustizia dell’ordinamento sociale, non si spenga. Riaccenderla continuamente è lo scopo delle sue azioni, del tutto irrazionali se valutate dal punto di vista del possibile successo, e che devono e possono avere solo valore esemplare.
Concludendo, Max Weber vede la politica “come forare con forza e a lungo dure tavole, con passione e precisione insieme”: “solo chi è sicuro di non spezzarsi se il mondo, dal suo punto di vista, è troppo stupido o volgare per quel che gli vuole offrire, solo chi di fronte a tutto ciò è capace di dire ‘eppure!’, solo costui ha la vocazione per la politica”.
Michele Ainis (fonte:
https://www.facebook.com/share/p/1HHWvaCTpJ/?mibextid=wwXIfr)
Se la sicurezza è liberticida (Repubblica, 31 luglio)
È un cappio, che ci stringe il collo giorno dopo giorno. Che ci promette sempre maggiore sicurezza, primavera di bellezza. E che infine ci condanna a una morte da impiccati. Una morte civile, se non anche materiale. La morte dei diritti, delle libertà costituzionali.
L’ultimo episodio ha per oggetto il riconoscimento facciale, e viaggia (come sbagliarsi?) per decreto. Non un decreto legge, come il decreto Rave con cui nell’ottobre 2022 esordì il governo Meloni, castigando con 6 anni di galera l’invasione di terreni o di edifici per raduni di massa, anche se avvengano senza consumo di stupefacenti. O come il decreto Cutro, tutto all’insegna di una visione emergenziale dell’immigrazione. O il decreto Caivano, che ha stravolto il sistema di giustizia minorile. O come il rosario di decreti sicurezza di cui ormai abbiamo perso il conto. Stavolta è un decreto legislativo. Ed è anche peggio, perché un decreto legge può venire modificato o bocciato dalle Camere, un decreto legislativo no: rimbalza in Parlamento esclusivamente per un parere non vincolante, come i consigli della suocera.
E una volta ancora, la forma autoritaria del decreto introduce una sostanza autoritaria. Sta di fatto che ogni decreto viene approvato nel buio del Consiglio dei ministri, dopo una discussione sottratta all’occhio dei cittadini, e fra esponenti della sola maggioranza di governo. La legge, viceversa, matura dopo un dibattito pubblico, nel quale hanno voce pure le opposizioni. Ma la legge deve rispettare una procedura articolata, e invece non c’è tempo, non c’è mai tempo se devi gonfiare i muscoli dinanzi a un’opinione pubblica allarmata da questo o quell’altro fatto di cronaca. Da qui un torrente normativo instabile e confuso, sul quale proprio ieri ha puntato l’indice il capo dello Stato, con parole che meritano di venire richiamate. «Se si pensasse che le regole della legge debbano adattarsi ai comportamenti individuali, occasionali, cambiando il proprio contenuto di volta in volta, di caso in caso» – ha detto il presidente Mattarella durante la cerimonia del Ventaglio – «allora non si rafforza la sicurezza ma si decide l’abdicazione dello Stato».
Parole al vento, giacché pure quest’ultimo decreto nasce sull’onda della cronaca – le violenze in Val di Susa. Vergognose e inaccettabili, però non è accettabile nemmeno che a farne le spese sia ciascun italiano. Qual è infatti il dispositivo del decreto? Un ampliamento dei poteri di polizia sul riconoscimento facciale attraverso l’intelligenza artificiale. Significa che i dati biometrici di chiunque si trovi in una piazza, una strada, uno stadio, una stazione dove forse avverrà qualche reato verranno raccolti e conservati. Minority Report, dalla fantascienza alla realtà. Ma la realtà di questo decreto contraddice le regole europee, tanto che Thomas Regnier – portavoce della Commissione europea – ha già acceso il rosso del semaforo. Mentre la maggioranza di governo contraddice se stessa, poiché l’unica forma di controllo per l’uso dei dati biometrici consiste in una comunicazione, anche orale, al pubblico ministero. Non al gip, non a un giudice terzo. Ma come, non avevano battezzato una riforma costituzionale per limitare il potere dei pm? Non avevano combattuto, ventre a terra, un referendum?
È il paradosso della sicurezza, che in ultimo genera maggiore insicurezza. Perché affastella l’ordinamento giuridico di reati (sono già 35 mila), sicché chiunque può commettere un illecito penale senza nemmeno sospettarlo. Perché rende il diritto inconoscibile, trasferendo la decisione dal legislatore al giudice, chiamato a interpretare norme contraddittorie e oscure. Perché la narrazione ossessiva dell’insicurezza viene in realtà smentita dai dati ufficiali: secondo il ministero dell’Interno, nel 2024 in Italia i crimini sono diminuiti dell’1,8 per cento rispetto all’anno precedente, gli omicidi volontari del 13 per cento; mentre nel 2025 la «delittuosità» (come la chiama il Viminale) ha subito un’ulteriore flessione del 9 per cento.
C’è allora un equivoco, e c’è pure un sospetto, nella stretta securitaria che avanza per decreto. Perché la sicurezza non è un diritto, bensì un limite all’esercizio dei diritti. È il caso della privacy, che può venire sacrificata quando entra in gioco l’esigenza di perseguire i criminali. Ed è anche il caso delle manifestazioni, vietate se mettono a rischio l’incolumità pubblica. Ma la schedatura di massa confezionata dall’ultimo decreto del governo quali beni costituzionali salvaguardia? E poi chi, come, quando potrà usare questi dati? Da qui il sospetto sulle sue intenzioni reali: è un altolà al dissenso, ha un sapore intimidatorio verso chi decida di sfilare in un corteo. Diceva Freud, in un celebre aforisma: l’uomo moderno rinunzia volentieri alla possibilità d’essere felice se questo è il prezzo per sentirsi più sicuro. Ma adesso noi stiamo diventando tutti più insicuri e più infelici.
Sanità, Borraccino boccia i primi due mesi della direzione Asl Taranto: «Esordio deludente»
Redazione online
https://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/news/taranto/2074179/sanita-borraccino-boccia-i-primi-due-mesi-della-direzione-asl-taranto-esordio-deludente.html
Consiglio Regionale della Puglia – ASL TA, Borraccino (PD) “Bavaro e Massaro, un esordio deludente”
Lorenzo Iacobbi aderisce ad Azione e rilancia la proposta del Garante degli anziani a Taranto – Buonasera 24 https://share.google/TvAuxX1InjrNxzpUp
Quotidiano di Puglia
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Ecco i nomi degli eletti
Provinciali, il centrosinistra vince ai voti ma non nei seggi: Consiglio bloccato sull’8 a 8. Ecco gli eletti
quotidianodipuglia.it
Provinciali, il centrosinistra vince ai voti ma non nei seggi: Consiglio bloccato sull’8 a 8. Ecco gli eletti
SEGNALE_ID: CALENDA-CENTRO-OP-001 | FONTE_URL: https://www.facebook.com/search/top/?q=Calenda%20centro%20riformista
Fonti utilizzate da Facebook Search Top:
1. Letizia Moratti – Apertura a Calenda è politica – https://www.instagram.com/p/DUDkA7xkRcH/
2. Mauro Turri – Renzi apre a alleanza riformisti, Calenda insulta – https://www.facebook.com/mauroturri.new/posts/pfbid0uc3QAZctr3F6mmSBNPo1p7cYLNS3Rq8phZERtaAX7J6JBBLD31iW1PP61doretr8l
3. Pensiero Primatico – Lite Renzi Calenda – https://www.facebook.com/PensieroPrimaticoNew/posts/pfbid02iU4kajfKJrBTxNWRcP7WfmMbgSMirC3UWhzXorsQxhbHzu3zzZZawTwmJ8YGWPwzl