Benzina a 2,6 euro e Borse in tilt: l’onda d’urto della guerra in Medio Oriente sta già svuotando le tasche degli italiani

Benzina a 2,6 euro e Borse in tilt: l’onda d’urto della guerra in Medio Oriente sta già svuotando le tasche degli italiani

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Una settimana di borse europee con una perdita di 918 miliardi di euro e oggi con il petrolio a 90 dollari. L’ulteriore fatto negativo è rappresentato dal colosso dei trasporti marittimi Maersk, che ha sospeso  tutti i trasporti dal Golfo verso il Medio Oriente e verso l’Europa.

Ma non è finita: il cerchio della follia si chiude con altri tre fatti, uno che riguarda la Borsa italiana, che ha perso 60 milioni in quattro sedute. Inoltre l’Italia ha approvato una spesa militare di 380 milioni di euro per aiuti a favore dei sei paesi del Golfo, oltre a poter inviare 2000 militari.

L’Italia è infine consapevole del rischio attentati, ancor più per via dell’aumento di droni e voli militari USA da Sigonella e Aviano. Formalmente sono voli  per rifornimento, logistica e sorveglianza aerea.

Mi chiedo realisticamente chi mai potrebbe contestarne un uso diverso, anche se  l’utilizzo delle otto basi militari USA in Italia è possibile teoricamente solo in applicazione di norme negoziali precise. Norme contenute nel NATO SOFA e nel Bilateral Infrastructure Agreement  attualizzato trenta anni fa.

Infine tre fatti di estrema rilevanza su cui riflettere. L’ambasciatore di Israele in Italia dichiara: «Non è una guerra senza fine, vogliamo che sia di breve periodo. Puntiamo a indebolire il regime al punto che smetta di essere un pericolo e si pongano le condizioni per una via diplomatica» e «l’offensiva non è un’operazione di regime change».

Una novità rispetto alle dichiarazioni di Trump oppure un cambio di strategia, considerato che il Washington Post ha parlato di un coinvolgimento indiretto  della Russia nel conflitto.

Avverrebbe trasferendo agli iraniani informazioni per colpire i soldati e i mezzi americani in Medio Oriente, comprese navi da guerra e aerei. La guerra USA/Israele si serve  dello Space Command e del Cyber Command, che hanno il compito di “accecare” le capacità dell’Iran di coordinare la risposta militare utilizzando sensori e reti digitali, oltre a  interferenze sulle comunicazioni satellitari o il disturbo dei segnali di navigazione. I sistemi militari sono digitalizzati e lo spazio è diventato un dominio militare insieme a terra, mare, aria e cyberspazio.

Le previsioni sul fronte militare, condivise dal Pentagono, non sembrano corrispondere alla realtà dei fatti. Se è vero che l’Iran – nonostante la distruzione di parte dell’arsenale e con il probabile sostegno strategico di Putin – continua a lanciare razzi contro Israele, attacca aeroporto e impianti petroliferi di società Usa a Bassora, in Iraq, e, attraverso l’utilizzo di droni kamikaze, mette paura alle stesse forze statunitensi in campo. Il presidente boccia ogni ipotesi di nuovi colloqui con ciò che resta dei Guardiani della rivoluzione e su Truth si lascia andare a previsioni fin troppo ottimistiche anche sulla indicazione dell’erede di Khamenei: “Non ci sarà alcun accordo con l’Iran se non la resa incondizionata”. Sul fronte politico, telefonata tra i leader dei Paesi europei più influenti nel giorno in cui lo spagnolo Sánchez ha nuovamente, e fortemente, sottolineato il suo no alla guerra, il diritto di negare le basi agli Usa e la solidarietà di Madrid a Cipro. Starmer, Macron, Merz e Meloni – per iniziativa del primo ministro britannico – hanno concordato azioni comuni sul fronte diplomatico e militare, ribadendo anche la preoccupazione per la situazione in Libano e il giusto coinvolgimento dell’Ucraina nelle missioni operative di intercettazione dei droni.

Nel frattempo, restano massicci gli attacchi su Teheran, dove secondo l’Oms la guerra avrebbe già provocato più di mille morti e l’esodo di almeno centomila persone dalla capitale. Oggi il governo ha accusato gli Stati Uniti di aver colpito un istituto elementare a Teheran, ma non si hanno notizie di vittime. Le Nazioni Unite hanno invece chiesto a Washington un’indagine “rapida e trasparente” sull’attentato a un’altra scuola, a Minab. Il raid – mai formalmente ammesso – avrebbe provocato 175 vittime, tra cui molte alunne. Ma il New York Times, sulla base di immagini satellitari, post sui social e video, ha attribuito proprio alle forze americane la responsabilità di aver colpito la scuola femminile. E a proposito di stampa Usa: il Washington Post, balzato agli onori della cronaca nei giorni scorsi per i massicci tagli al corpo redazionale, ha dato notizia di un coinvolgimento – non esplicito ma comunque rilevante – della Russia nel conflitto. Come? Fornendo all’Iran informazioni utili per colpire le forze americane in Medio Oriente, comprese navi da guerra e aerei. “Sembra che si tratti di uno sforzo piuttosto completo”, ha affermato una delle fonti citate dal Washington Post. Una conferma indiretta arriva dalle parole, peraltro ambigue, del ministro degli esteri iraniano Araghchi, per il quale la Russia e la Cina sono venute in soccorso non solo politicamente ma pure “in altri modi”.

Mosca, imbrigliata nel pantano ucraino, aveva ieri assicurato comunque di non voler sostenere militarmente Teheran, storico alleato, facendosi capofila di un “fronte unito” di Paesi amici contro “l’aggressione” in Medio Oriente. Ma la Russia è in azione anche sul fronte energetico, tanto che oggi il portavoce del Cremlino Peskov ha sostenuto che la domanda di risorse russe è aumentata in maniera significativa dopo il blocco dello stretto di Hormuz. Peskov ha aggiunto che Mosca è “in grado di garantire la continuità di tutte le forniture previste dai contratti” e prosegue in particolare l’erogazione a Pechino e New Delhi. Se la guerra è (almeno per ora) delimitata, le ripercussioni economiche sono già globali.

 Intanto sono bloccate nello Stretto di Hormuz  almeno 1.000 navi, in prevalenza cariche di gas e petrolio, per un valore che supera i 25 miliardi di dollari (fonte: Lloyd’s Market Association) e a Milano la benzina verde tocca i 2,6 euro, il gasolio va verso 1,9 euro al litro e il Qatar Energy ha comunicato a Edison che non consegnerà 5 carichi di gas naturale liquefatto (GNL).

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