Blackout Iberico e Rinnovabili: Una connessione strumentale?

Blackout Iberico e Rinnovabili: Una connessione strumentale?

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Il Ministero dell’Interno spagnolo a causa del blackout elettrico ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale, dispiegando 30.000 poliziotti in tutto il paese per mantenere l’ordine, mentre i governi dei due Paesi convocavano riunioni di gabinetto d’emergenza. Interruzioni di questa portata sono estremamente rari in Europa.

La causa del collasso della rete elettrica non è chiara : il Portogallo ha ipotizzato che il problema fosse nato in Spagna, mentre la Spagna ha puntato il dito contro una rottura dei suoi rapporti con la Francia. II primo ministro portoghese Luis Montenegro ha dichiarato che non vi è “nessuna indicazione” che un attacco informatico abbia causato il blackout.

Possibile avanzare ipotesi attingendo alle informazioni sul sito della massima autorità di settore UE, che è la Transparency Plataform gestita da ENTSOE (European Network of Transmission System Operators for Electricity) un’associazione di 40 gestori dei sistemi di trasmissione dell’energia elettrica (TSO) di 36 paesi in tutta Europa, estendendosi quindi oltre i confini dell’UE.

I testi scientifici definiscono il black out elettrico come un evento grave, che colpisce i sistemi elettrici e concretamente consiste nella interruzione totale della fornitura di energia elettrica in una determinata zona. Tecnicamente è uno squilibrio tra produzione e consumo di energia elettrica non corretto in tempo dai gestori del sistemaNormalmente in retecircola corrente alternata cioè corrente che scorre avanti e indietro, a una certa frequenza ossia numero di volte che va avanti e indietro in un secondo, che è pari a 50 hertz (hz) . L’equilibrio tra produzione e consumo garantisce la stabilità del valore di frequenza a 50 hz. Frequenza che non deve variare di un valore superiore al 4% in aumento o al 6% in diminuzione perché scatta l’intervento dei sistemi di protezione, che scollegano per proteggerli da danni gli asset della rete.

Evidente che la disconnessione interrompe il flusso di elettricità anche se è possibile far funzionare in “modalità locale” una porzione di rete, che riguarda un’area territoriale. Nella vicenda spagnola di due giorni fa quando si è verificato il blackout, che ha colpito anche il Portogallo è possibile fare solo qualche osservazione.

A metà giornata la quantità di potenza è passata da 25 GW (milioni di kW) a 16 GW e nel quarto d’ora successivo a 12 GW.

A seguito di questi dati la produzione di energia elettrica delle centrali idriche, termoelettriche e nucleari è stata “ azzerata” (centrali spente) e ridotta la generazione solare ed eolica. Dai dati forniti da ENTSOE, risulta che la Spagna esportava energia elettrica in Francia a metà giornata tra 250 e 1700 MW.

Alle 13:00 la Spagna azzera l’esportazione di energia e diventa importatrice di energia dalla Francia.

Le cause di un blackout possono essere diverse. Può trattarsi del guasto di una grande centrale elettrica o di una linea di trasmissione di grande portata.

Può essere il risultato di un attacco informatico o di condizioni meteorologiche estreme, che compromettono il funzionamento del sistema elettrico.

Nel 2003 abbiamo vissuto noi italiani una esperienza analoga con un blackout catastrofico che fermò l’Italia, facendo parlare di un albero abbattutosi su una linea aerea ad alta tensione e insegnandoci l’imprevedibilità delle insidie e la necessità di immaginare ed analizzare i rischi e di studiare e predisporre idonee contromisure.

Era il 28 settembre 2003 quando il sistema elettrico collasso interamente, per l’incapacità dell’offerta di soddisfare la domanda e restammo al buio con centrali spente per oltre 60.000 MW. Una sequenza inquietante : guasto sulle linee di interconnessione con la Svizzera, distacco della rete elettrica italiana da quella europea con assenza di reazione da parte del sistema e conseguente effetto domino con blackout definitivo.

Attacco informatico nella vicenda spagnola ? II Primo ministro spagnolo e quello portoghese dicono di no. Osservo nessuno è a conoscenza di chi ha scritto il software e chi può escludere che non c’era una “backdoor” (porticina segreta) nelle righe di codice di questo o quel programma a “futura memoria per azioni future” ? Sto fantasticando ? Forse. Attendiamo le risultanze delle indagini volte a identificare le cause del blackout rilevando anche che di certo verificheranno anche la congruità delle riserve di potenza. II perché non sono stati attivati o non hanno funzionato i sistemi automatici di sicurezza : i cosiddetti “ Equilibratori Automatici del Carico” che avrebbero dovuto riportare in equilibrio il sistema nel giro di pochi secondi. La mancata attivazione o funzionamento della capacità di riserva elettrica (centrali in stand – by) che i produttori rendono disponibile al sistema e allo stesso Gestore proprio per prevenire i rischi di blackout. Noi questa riserva la paghiamo in bolletta ma credo anche spagnoli e portoghesi. Il blackout è servito ai negazionisti nostrani di attaccare ad alzo zero le rinnovabili, additate come causa del blackout spagnolo e portoghese. Attacco strumentale considerato che l’attivazione degli equilibratori automatici di carico e della capacità di riserva scongiurano il blackout. A margine la considerazione che il gravissimo blackout italiano del 28 settembre 2003 avvenne secondo il rapporto UCTE, alle ore 3.00 quando la produzione italiana di energia elettrica era di 20.440 MW, di cui 18.748 MW termica (da fonti fossili), 1.184 MW idraulica, 551 MW geotermica e 10 MW eolica, zero fotovoltaica ai quali si aggiungevano 3.400 MW da utenti autoproduttori. Un grande blackout con incidenza rinnovabili sulla produzione dello 0,04 % e dell’8,5% se consideriamo energia idraulica e geotermica. Certo che ogni ipotesi è plausibile compresa la dichiarazione della Spagna del 16 aprile che per la prima volta in assoluto la domanda di energia elettrica era stata coperta al 100 per cento da rinnovabili in giorni feriali. Troppo successo che danneggiava le altre fonti?

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