Il Populismo Climatico

Il Populismo Climatico

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Il modello economico oggi prevalente ha aiutato miliardi di uomini a migliorare le proprie condizioni di vita. Tuttavia , questi risultati sono stati ottenuti imponendo un prezzo altissimo ai sistemi naturali prima e a quelli sociali dopo. Inquinamento, cambiamenti climatici , distruzione di biodiversità oltre  a disuguaglianza senza uguali nella storia dell’umanità. Qualcosa evidentemente non ha funzionato e l’economia deve essere aggiornata alle realtà di questo secolo. Gli ultimi Rapporti di IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) lanciano l’allarme ma problemi economici e storno delle risorse verso le spese militari hanno reso problematico congiuntamente a un negazionismo antiscientifico la battaglia per il contenimento del riscaldamento globale. In discontinuità con le tendenze in atto una Rete di coraggiosi imprenditori della Capitanata di Foggia , Rete Spac con l’apertura di credito di una eccellente università quella di Foggia ha fatto proprio le determinazioni  di un   Nobel dell’economia  William D. Nordhaus che ha  “sviluppato metodi che affrontano alcune sfide fondamentali e più urgenti del nostro tempo. Combinare la crescita sostenibile a lungo termine dell’economia globale con il benessere della popolazione del pianeta”. Questa la motivazione della assegnazione del Nobel a Nordhaus.  Rievocando il titolo di un libro “Ritorno al futuro” del precursore dell’odierna economia ecologica  Georgescu-Roegen  , Rete Spac intende operare coerentemente con la sostenibilità dello sviluppo  e i principi della economia circolare .

Secondo i dati di Copernicus, il 2024 è stato l’anno più caldo che l’umanità abbia mai vissuto, così come gli ultimi 10 anni, dal 2015 al 2024, occupano i primi 10 posti degli anni più caldi da quando si monitorano le temperature. Registriamo  un attacco congiunto, in Europa e negli Stati Uniti. Le politiche cosiddette verdi o green sono attaccate, in maniera violenta da Trump e dalla destra europea. Politiche contenute in tre atti il Green Deal, che in soldoni chiede agli stati più energia da sole, vento, calore della terra (geotermia) e acqua, per evitare petrolio e gas che bruciando fanno male al clima. Gli altri due atti collegati sono il Fit for 55 (Pronti per il 55%) cioè ridurre del 55% entro il 2030 quei gas che bruciando petrolio, carbone e metano fanno aumentare la temperatura dell’atmosfera e il rischio di avere alluvioni, siccità, uragani e scarsità di acqua. Perché questo numero 55% ? E’ un numero che scienziati di 181 Stati, presenti in un organismo scientifico dell’ONU, chiamato IPCC (Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici) che di norma ogni 5 anni presenta un rapporto nel quale si fa il punto sulle conoscenze scientifiche, tecniche, sociali ed economiche per capire il clima e i cambiamenti climatici, prodotti per il 90% dalle attività umane.

L’altro atto è il Net Zero cioè entro il 2050  dobbiamo bloccare  le emissioni di gas che trattengono i raggi del Sole quando sono riflessi verso l’atmosfera (gas serra)  cioè diventare  climaticamente neutrali  che, vuol dire che le  emissioni di gas devono essere uguali agli assorbimenti di gas compiuti dall’oceano, dalle foreste e dalla vegetazione in genere.

Questo  è il cuore del Green Deal europeo ed è un obiettivo  da rispettare perché scritto nella legge dalla quale non possiamo sottrarci. Tutti gli atti discendono dall’Accordo di Parigi,  che fissa l’obiettivo di avere al massimo due gradi di temperatura in più rispetto al 1800, considerato l’inizio della rivoluzione industriale e quindi dell’uso del  carbone che, come abbiamo visto bruciando produce anidride carbonica maggiore responsabile (55%) del cambiamento climatico. Oltre i 2 gradi centigradi non sarebbero gestibili gli effetti devastanti della crisi climatica.

Da più parti si sono levati dubbi e comunque è bene sin da ora domandarsi se lo sforzo europeo abbia un senso, al di là del valore politico, posto che oggi le emissioni UE di CO2 rappresentano poco più del 9% del totale mondiale e al 2050 il contributo sarebbe, a policies invariate, intorno al 6%. Come dire, potremmo pure azzerare le emissioni UE, ma se il resto del mondo non farà altrettanto, gli effetti sul cambio climatico saranno pressoché irrilevanti. Perciò, lo sforzo di annullare entro i prossimi 30 anni le emissioni di autovetture, autobus, autotreni, aerei, navi, quelle dell’industria, dell’agricoltura e della generazione elettrica nella sola Unione Europea sarebbe evidentemente privo di senso.

Del resto la stessa comunicazione ci ricorda che “le cause del cambio climatico sono globali” e per questo “il Green Deal non potrà essere realizzato se l’Europa sarà la sola ad agire” ma “l’Europa può usare la sua influenza, esperienza e risorse finanziarie per mobilitare altri paesi” e dunque “intende continuare a guidare gli sforzi internazionali contro il cambio climatico”. Tuttavia, poiché non siamo all’anno zero, è legittimo chiedersi quanto efficace sia stata negli ultimi 20 anni la leadership europea nella lotta al cambio climatico. Ora siamo allo scontro e alle strategie di delegittimazione del green sia in USA che in UE. E’ nato lo scandalo del “Green Deal” con attacco contro le Ong ambientaliste, accusate di ottenere fondi UE per azioni lobbistiche sugli europarlamentari, su temi come l’agricoltura e la transizione energetica. Lo chiamano scandalo “Timmermans Gate” (dal nome dell’ex commissario UE Timmermans, il padre del Green Deal), e fatto scoppiare  dal  quotidiano olandese conservatore De Telegraaf. L’accusa è che le ONG avrebbero usato le risorse del programma LIFE per attività di lobbying.

Intanto i dati di Copernicus pubblicati a inizio gennaio hanno confermato che l’anno solare 2024 per la prima volta ha sforato la soglia di 1,5°C di aumento rispetto all’era pre-industriale, raggiungendo l’aumento medio record di 1,6°C. È stato l’anno più caldo che l’umanità abbia mai vissuto, così come gli ultimi 10 anni, dal 2015 al 2024, occupano i primi 10 posti degli anni più caldi da quando si monitorano le temperature.

2 commenti su “Il Populismo Climatico

  1. Resa per il clima riportava il Sole 24 Ore. Riferito a cosa ? Al mondo di Trump !! Solidarietà, Sostenibilità da buttare via. Non parteciperà nemmeno al G 20 perchè dedicato ai due valori prima richiamati. Settanta anni fa la quantità di anidride carbonica era pari a 6 milioni di tonnellate e tutta generata dalla combustione di carbone, petrolio e gas. oggi siamo a 37 miliardi sempre di anidride carbonica e 57 miliardi di gas serra. Svanite le emergenze ambientali ? Gli obiettivi di sviluppo sostenibile ? E chi le mette in discussione ? Quelli sul libro paga delle multinazionali delle fonti fossili . Vabbè , il tempo purtroppo è galantuomo. Comunque non non frega più nulla delle emissioni con connesso cambiamento climatico. Basta ascoltare il leghista di turno o il porro sulle reti o qualche ex gruppettaro ed ex direttore dell’unico giornale italiano che ha avuto il direttore massone. Con la Natura il gioco è sempre a somma zero.
    La National Oceanic and Atmospheric Administration, o NOAA, ha tenuto un conteggio di disastri da miliardi di dollari dal 1980 negli USA , fornendo alcuni dei dati più completi (Il cambiamento climatico potrebbe provocare gravi perdite economiche, afferma l’amministrazione Biden | Grist).
    Nel 2023 negli USA ci sono stati 25 disastri , il maggior numero mai registrato, e la mappa del NOAA mostra che non hanno lasciato quasi nessun angolo del paese intatto. La Contea del Maui ha visto l’incendio più mortale nella storia moderna degli Stati Uniti , il Sud è stato colpito da una siccità di mesi mentre il Vermont ha sperimentato settimane di inondazioni.
    Queste catastrofi hanno causato complessivamente più di 80 miliardi di dollari di danni. Si sono verificati secondo NOA e da quando dal 1980 tiene le registrazioni: otto eventi e mezzo in media all’anno ma dal 2023 si è verificata una media di 18 eventi rilevanti che hanno superato la soglia del miliardo di dollari ogni anno. Nel 2023 gli Stati Uniti hanno subito disastri per 25 miliardi di dollari , un massimo storico

  2. @marcodaffra l’articolo di @evenosi (prof. Erasmo venosi) è molto interessante perchè ci il senso delle criticità che affliggono il nostro pianeta, ormai in fase di plasticità. Avrai la possibilità di verificare l’impegno che stiamo mettendo come Rete SPAC per contenere dal basso questi stravolgimenti epocali. Costruire un primo nodo peovinciale o di città metropolitana dal basso è fondamentale per replicarlo in altre province o città metropolitane delle regioni italiane e importante.

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